La prima copertina di “New York” (foto di Jay Maisel) una rivista, fra più di cento che ha progettato, uscita ininterrottamente dal 1968.

il 26 giugno 2020 è morto Milton Glaser, uno dei designer più influenti del xx secolo. Per lui le riviste erano organizzazioni complesse e l’art director un alleato di chi le dirige. Prima di lui ci furono altri formidabili art director editoriali a New York: Lieberman a “Vogue”, Brodovitch e Wolf a “Harper’s Baazar”, Lois a “Esquire”, ma erano star che usavano le copertine come la tela di un artista, non partecipavano all’elaborazione tumultuosa dentro caotiche notti, fumo di sigari e take-away cinese. Ho avuto fortuna: ho studiato e poi lavorato con lui dal 1984 al 1987, prima art director della rivista “Adweek” e poi designer di progetti editoriali presso wbmg, lo studio di Glaser e Bernard. Ai più giovani sembrava un sogno lavorare con il grafico più famoso su progetti internazionali. Ero uno di loro, e là fuori c’era New York, progettavamo in una bottega di un maestro rinascimentale generoso e paziente che ampliava il nostro orizzonte. Era affascinato dalla dinamica tra le parole e le immagini, e le soluzioni stavano tra l’espressione e l’oggettività, tra la familiarità e la novità: il logo i ♥︎ ny è l’esempio più noto. Stavamo lavorando a un inserto mensile per “L’Express” e pensando a chi legge mi disse: la reazione non sia né sì, né no, ma wow.