di Gloria Manzelli

Nell’immaginario collettivo il carcere è il luogo della negazione di ogni relazione. Ma perché l’istituzione carceraria possa davvero svolgere la sua funzione costituzionale, il recupero sociale del detenuto, ha bisogno di valorizzare tutte le relazioni che la aprono verso l’esterno: con i territori, le istituzioni, il mondo della cultura e delle imprese. E con le reti familiari, affettive e sociali che accompagnano chi sta in carcere nel percorso di reintegrazione. 

“Nell’immaginario collettivo il carcere è una sorta di girone infernale che non lascia spazio alla dignità del detenuto, che ne annienta la personalità, dove i rapporti tra i pari sono di tipo esclusivamente criminoso e violento, difficilmente annoverabili tra le relazioni.”

“Laddove il tessuto sociale si è reso permeabile e sensibile e gli istituti penitenziari hanno saputo interagire con il territorio, si sono realizzati importanti e consolidati risultati di integrazione e reinserimento.”

“Per il successo di un percorso rieducativo è determinante la presenza e il sostegno di una rete di relazioni affettive che, in collaborazione con le istituzioni, contribuisca al processo riabilitativo.”

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