di Alberto Abruzzese

Non c’è più tempo. È la verità che la crisi pandemica ha imposto come un’evidenza. Ma se un intervento è possibile per frenare le derive di dissoluzione e sofferenza che l’azione del virus ha accelerato, si tratta in primo luogo di cambiare le forme e i metodi del sapere che pretende di descrivere e orientare il mondo. Senza un lavoro di semplificazione dell’immane complessità che paralizza la conoscenza, non sarà possibile trovare la postura mentale ed esistenziale necessaria alla sopravvivenza della specie. 

“Per mutare di posizione non serve un altro abitare quanto piuttosto un altro abitante in grado di costituire una praticabile e non utopica differenza.”

“Come coniugare al punto giusto e più credibile due impulsi vitali apparentemente consanguinei – resistere e rinascere – in modo che non diventino l’uno la negazione dell’altro?”

“Sempre più di sovente è difficile trovare nei vocabolari una parola adeguata a ciò che si sente e si pretende di esprimere: quelle a disposizione non dicono abbastanza.”

“Non c’è più tempo per ricominciare sempre daccapo e continuare ad affidarsi a un immane cumulo di complessità. Se davvero il tempo stringe, il metodo dei sapienti ha da cambiare.”

L’articolo integrale su Relazioni: #1