Abbiamo trovato queste foto nelle strade di Detroit. Le abbiamo prese e abbiamo cominciato a setacciare migliaia di polaroid, lettere, riproduzioni di prove giudiziarie, documenti della polizia, foto segnaletiche, album di famiglia. Quella che vedete è una selezione di immagini tratte dall’archivio Found Photos in Detroit 2009-2010.

Found Photos in Detroit nasce dall’idea di un reportage sulla città di Detroit.
Il progetto originariamente intendeva ritrarre l’abbandono e la decadenza in cui si trova la città, conseguenza della crisi socioeconomica che l’ha colpita a partire dalla metà degli anni settanta. Durante il primo viaggio, nel dicembre del 2009, i fotografi hanno ritrovato molte foto e documenti abbandonati nei pressi di diversi edifici pubblici dismessi, stazioni di polizia, scuole, tribunali, ospedali. Questo materiale, per quanto in un primo momento sembrasse del tutto casuale, ha rivelato immediatamente un sorprendente potenziale di documentazione. Allo stesso tempo, la volontà iniziale di raccontare la città con un reportage andava sfumando, per riemergere nella forma di una sfida diversa, una ricostruzione ottenuta attraverso il montaggio. Il materiale mostrava che un fotoreportage su Detroit sarebbe stata un’operazione a posteriori, incapace di restituire l’evoluzione della decadenza; diventava chiaro che un lavoro sul materiale fotografico già esistente sarebbe stato in grado di mostrare il fenomeno dall’interno. A Detroit sono stati ritrovati molti faldoni con diversi documenti riconducibili agli archivi della polizia: non solo foto, quindi, ma anche lettere minatorie e prove di altro genere. Insieme a questo tipo di documenti, tuttavia, sono state raccolte anche fotografie di vita famigliare, e tracce di vita quotidiana. Le immagini ritrovate sono in tutto un migliaio, ma per la prima mostra è stato selezionato un corpus di 200 fotografie. Il criterio di selezione fondamentale è stato considerare i materiali per quello che sono nella sostanza: documenti. Non importa se civili, pubblici o privati. Ogni singolo pezzo è, di per sé, una testimonianza.