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Intorno a febbraio del 2020 un gruppo di professionisti della comunicazione decise di incontrarsi per riflettere insieme su un tema che era legato alla professione, ma non solo. La riflessione ruotava intorno alla consapevolezza che ognuno nel proprio campo, attraverso percorsi diversi e spesso indipendenti, aveva accolto con entusiasmo e favorito la globalizzazione, ma l’aveva fatto in modo acritico, senza curarsi degli effetti negativi. Di fronte a questa sensazione condivisa, la domanda da porre a noi stessi era fondamentalmente questa: possiamo fare qualcosa di meglio?

L’altra domanda che il gruppo si è posta è relativa al tempo e alla frenesia di guardare solo al breve periodo, uno schiacciamento sul presente che è una delle criticità della nostra epoca, come lo è l’affievolirsi delle competenze, che riguarda da vicino i ruoli, le professioni e le azioni legate alla comunicazione. In un mondo in cui tutto è comunicazione, rischiano di perdersi lo studio e l’uso consapevole degli strumenti della comunicazione. Ma qualcosa di analogo accade in tutte le professioni: le competenze e le conoscenze specifiche che dovrebbero guidarle e orientarle tendono a svanire e a diluirsi in una nebulosa di azioni casuali, senza direzione e senza qualità. 

A queste domande gli Aprilanti vogliono dare una risposta collettiva aprendo un dibattito non solo interno alla comunicazione ma che coinvolga altre professioni e altri ruoli siano essi pubblici o privati.